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Gay & Bisex

Il mistero Ep. 4


di Membro VIP di Annunci69.it Kimboy74
10.02.2026    |    904    |    1 9.6
"' Esitai, ma la curiosità vinse: lo afferrai, sentendo la pelle calda pulsare sotto le dita..."
Quella notte, dopo la visita dal dottore e le fitte che non mi davano pace, mi sdraiai sul letto con la mente che vagava. Mia moglie russava piano accanto a me, sazia della sua 'serata tra donne', ma io non riuscivo a chiudere occhio. Il bruciore anale pulsava come un ricordo insistente, e le parole del dottor Rossi echeggiavano: 'culo ben lavorato', 'attrezzo generoso'. Mi fecero ripensare a vecchie storie, a come la vita mi avesse portato più cazzi che fighe, nonostante le donne mi attirassero di più. Uno scambio di energia, dicevo sempre a me stesso – non attrazione pura per i maschi, ma un flusso inevitabile, un'energia che si trasferiva nei momenti sbagliati, o giusti, chi lo sa. Prima dell'avvento di internet, trovare partner era una caccia dura: approcci goffi nei bar, sguardi rubati in spiaggia, e tanto impegno per un sì incerto. Le femmine erano il mio sogno, curve morbide e profumi dolci, ma i maschi... beh, erano finiti per capitare, più spesso di quanto volessi ammettere.

Uno di quegli episodi mi tornò in mente vivido, come se fosse ieri, anche se ero solo un ragazzino all'epoca. Avevo quattordici anni, magro e curioso, con i capelli arruffati e un'aria innocente che attirava guai. Ero andato in quel videonoleggio polveroso del quartiere, uno di quei posti con scaffali pieni di VHS coperti di plastica, luci al neon che ronzavano. Volevo affittare un film d'azione, qualcosa con esplosioni e eroi, per sfuggire alla noia estiva. Mentre frugavo tra le copertine, un uomo sulla trentina mi si avvicinò: alto, con una barba incolta e una camicia sbottonata che mostrava peli sul petto. 'Ehi, ragazzo, sei l'amico di Marco?' mi chiese, con un sorriso che non capivo.

Scossi la testa, confuso. 'No, non lo conosco.' Lui inclinò la testa, squadrandomi. 'Strano, gli somigli tanto. Stessa faccia da bravo ragazzo, stessi occhi.' Pagai il film e uscii, il cuore che batteva un po' più forte per quell'attenzione strana. Fuori, in strada, sotto il sole cocente, lui era lì ad aspettarmi, fumando una sigaretta. 'Vieni, ti presento il mio amico,' disse, facendomi cenno. Dall'altra parte della via, un tipo più robusto, con muscoli da operaio e un tatuaggio sul braccio, si avvicinò. 'Sì, somigli proprio all'amico di Marco,' confermò l'altro, ridendo piano. 'Quel Marco che conosciamo, eh? Il ragazzo con cui si diverte.' Non capivo di cosa parlassero, ma il loro tono era complice, come se condividessero un segreto.

'Vuoi venire a vedere un film con noi? Abbiamo roba buona a casa, porno vero, non quella roba da quattro soldi qui dentro,' propose il primo, spegnendo la sigaretta. Ero un ragazzino, curioso da morire, e l'idea di un porno – che avevo solo sentito nominare dai compagni più grandi – mi stuzzicò. 'Ok,' dissi, senza pensarci troppo. Mi fecero salire sul motorino del barbuto, io in mezzo a loro due, il robusto che guidava e mi stringeva la vita con una mano possessiva. Il vento mi scompigliava i capelli mentre sfrecciavamo verso la periferia, case basse e giardini spelacchiati. Arrivammo a un appartamento modesto, con tende tirate e odore di birra stantia.

Dentro, accesero il videoregistratore: un porno anni '80, donne nude che gemevano su schermi sfocati, cazzi che entravano e uscivano da bocche e fiche. Mi sedetti sul divano logoro, le guance in fiamme, il mio cazzo piccolo che si induriva nei pantaloncini. Loro si misero ai lati, le mani che sfioravano le mie cosce. 'Ti piace?' mormorò il barbuto, la voce bassa, slacciandosi i jeans. Il suo cazzo saltò fuori, spesso e dritto, con vene gonfie. 'Tocca, ragazzo. È come nel film.' Esitai, ma la curiosità vinse: lo afferrai, sentendo la pelle calda pulsare sotto le dita. L'altro si unì, tirandomi giù i pantaloni, il suo arnese più grosso che premeva contro la mia gamba.

Non ci fu tempo per domande. Il barbuto mi spinse in ginocchio, ficcandomelo in bocca: 'Succhia, come le troie lì sullo schermo.' Le sue mani mi tenevano la testa, spingendo piano mentre la cappella mi riempiva la gola, facendomi lacrimare. Tossii, ma lui grugnì di piacere, scopandomi la bocca con spinte ritmiche. L'amico si masturbava dietro, poi mi alzò il culo, sputando sulla mia fessura vergine. 'Sei stretto, eh? Rilassati.' Infilò un dito, poi due, dilatandomi mentre io succhiavo l'altro. Il bruciore arrivò subito, un fuoco che mi fece gemere intorno al cazzo in bocca.

Mi sdraiarono sul divano, gambe spalancate. Il robusto entrò per primo: il suo cazzo spesso mi stirò l'ano senza pietà, un dolore lancinante che mi fece gridare. 'Cazzo, è un buco da principiante,' rise, spingendo fino in fondo, le palle che sbattevano contro il mio culo. Mi scopava duro, il corpo sudato che schiacciava il mio, mentre il barbuto mi tappava la bocca con il suo arnese, alternando succhiate e spinte. 'Prendilo tutto, somigliante a Marco,' ansimava. Cambiarono posizione: io a pecorina, il barbuto che mi sfondava da dietro, il suo cazzo che colpiva punti dentro di me che mi facevano tremare di un piacere confuso, misto a lacrime. L'altro mi scopava la bocca, il glande che mi soffocava.

Venne il robusto per primo, riversandomi dentro fiotti caldi che colavano fuori dal mio culo dilatato. Il barbuto lo seguì, tirandosi fuori e spruzzandomi sul viso e sul petto, il seme appiccicoso che mi colava sulla pelle. Mi lasciarono lì, esausto e dolorante, con l'ano che bruciava come fuoco. 'Torna quando vuoi, amico di Marco,' dissero ridendo, mentre mi rivestivo e uscivo barcollando. Presi un autobus per tornare a casa, il culo che pulsava a ogni sobbalzo, un segreto che tenni per anni.

Tornando al presente, quel ricordo mi fece arrossire sotto le lenzuola. Il bruciore attuale sembrava un'eco di quel giorno – non allergia, non emorroidi, ma cazzi che lasciavano il segno. Marco mi scrisse di nuovo: 'Domani ci vediamo? Dobbiamo parlare di quel dottore.' Annuii a me stesso. Forse era ora di confessare, o di indagare di più su quel marito con l'attrezzo deforme. Le donne mi piacevano di più, sì, ma i maschi... continuavano a intrecciarsi nella mia energia, volenti o nolenti.
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